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dotte arbitrariamente alla forma novella. Dico arbitrariamente, per non aver eglino citata l'autorità di alcun Codice, dal quale abbian tratta quella loro ammodernata lezione.

Alle note mi è piaciuto di unire la versione che di alcuni passi degli Ammaestramenti fu fatta da qualche altro scrittore del trecento, come ancora di riportare di quando in quando altri esempj risguardanti la materia di che si tratta. Imperocchè io non credo che possa uno mettere in dubbio che il considerare, allorquando gli autori maneggiano lo stesso argomento, le differenti gradazioni della loro dizione, e lo studiare il vario numero e la varia armonia delle parole, non sia di grandissimo giovamento a chi voglia.educarsi alle buone lettere e dire con ornata favella.

Eccovi dichiarato, o Signori, tutto ciò che ho creduto proprio di fare per la vostra nuova edizione degli Ammaestramenti. Che se con tutta la diligenza per me adoprata io non avessi adempiuta pienamente la vostra aspettazione, nè fatta cosa da meritare la grazia degl'intelligenti, siami imputato non a difetto di buon volere, ma a povertà di forze; del che mi giova sperare benigno compatimento. In qualunque maniera però, se non dal lato del mio lavoro, Voi sarete sempre commendati, e vi sapranno assai grado tutti quelli che hanno in onore gli studj, per aver rimesso sotto i torchi questo pregevolissimo Volgarizzamento, accompagnato saviamente, come fece

il Manni, del testo latino a fronte. Del qual fatto seguiteranno due sommi vantaggi; l'uno, del vedersi il lettore schiarito e reso piano il sentimento della versione in quei luoghi, ne'quali è malagevole alcuna volta a capire: l'altro, che da questa opera latina più particolarmente trarranno profitto i giovani, e coloro che a comporre s'addestrano, i quali non essendo d'ordinario forniti di quella erudizione che pur troppo è necessaria, avranno campo di valersi delle molte autorità che vi sono in qualunque materia venga loro a bisogno. E se avete, o Signori, ben meritato della gioventù per altri utilissimi libri, da voi in addietro pubblicati, concedetemi ch'io vi conforti a non rimanervi in avvenire di far loro dono di scritture somiglianti a quelle di F. Bartolommeo, potenti ad accendere gli animi alla virtù, ed esemplari insieme di puro e leggiadro stile; delle quali abbiamo stretto bisogno ne'tempi presenti, in cui la maggior parte degl'intelletti, disdegnando superbamente la sapienza de'nostri Padri, non si piacciono che di deliri, e di dettati non ad altro acconci che a depravare il gusto e la mente. E certo mi godrebbe l'animo se Voi volgeste il pensiero all'impresa di far vedere al mondo alcune belle e preziose scritture di quel beato secolo della nostra lingua, le quali giacciono per nostra vergogna sepolte nelle librerie fiorentine: e soprattutto vi raccomanderei di far seguire agli Ammaestramenti due morali operette

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distese in nitida e schietta favella, l'una delle quali è il volgarizzamento Della Consolazione della Filosofia di Boezio, e l'altra il Fiore di filosofi, che non sono state mai pubblicate.

Vostro Devot." ed Obbl.° Servitore

VINCENZIO NANNUCCI.

NOTIZIE

INTORNO

ALLA VITA E AGLI SCRITTI

DI

F. BARTOLOMMEO DA S. CONCORDIO

FRA BARTOLOMMEO nacque dalla nobile famiglia dei

Granchi l'anno 1262 in San Concordio, castello tre miglia distante da Pisa; per lo che fu ora appellato Bartolommeo Pisano, ora da San Concordio. Egli, secondo il Cinelli, fu prima nella patria laureato e Canonico della Primaziale di Pisa; secondo il Cardosi vesti di 18 anni l'abito di San Domenico, professando a suo tempo nel Convento di Santa Caterina di quella patria. Fece i suoi studj prima in Bologna, indi in Parigi, ov'ebbe comodità di ascoltare uomini grandi nelle scienze, e di sodisfare il suo genio vaghissimo di mai sempre apparare. L'occorrenza de' suoi viaggi produsse certamente al nostro Bartolommeo non ordinario acquisto di cognizioni, avendo il modo di vedere molti libri, che allora non si trovavano forse da per tutto; cosi che divenne va

lente in grammatica, in oratoria, in filosofia, in legge, intendente assai, come si vuole, di musica, e versato nelle latine e toscane muse. Un uomo si fattamente dedito agli studj di ogni maniera, qual si fu egli, non è stupore se promosse le lettere quanto per lui si poteva, giungendo insino a fare edificare la libreria medesima del suo convento di Pisa. Dopo settant'anni di religione, in età di anni ottantacinque ai 2 di Luglio del 1347 passò di vita non senza dispiacimento di chiunque il conobbe, specialmente de' suoi Religiosi, i quali nella medesima chiesa di Santa Caterina di Pisa gli diedero onorevole sepoltura.

Fra Bartolommeo fu uomo veramente esemplare, benigno e dolce verso gli altri, e verso di sè rígido e austero; per la qual cosa nel vestire e nel riposo si vide mai sempre positivo e dimesso. Grande fu la sua temperanza nel vitto, contentandosi d'una sola vivanda per giorno, e questa delle più ordinarie e frugali. Nel ministero Apostolico profittevole egli era singolarmente, ed in qualsisia azione sua avea forza di pigliare gli animi altrui, non tanto per esser uomo di consumata dottrina, come ancora per la illibatezza de' suoi costumi. In conferma di che giova qui riferire quel che di lui lasciò scritto Fra Domenico da Peccioli: B. Bartholomaeus Granchi a Sanclo vico Concordio, agri Pisani, vir fuit et laude et omni dignus memoria. Incertum autem est unde magis laudandus, a moribus videlicet sanctis, an a multiplici el exquisita doctrina; in utroque enim ipsum multos aetatis suae et fere omnes excessisse facile est cernere, nam ea fecit, didicit, docuit, et scripsit quae pauci sunt aggressi.

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