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" si avesse a tener per vera la sentenza del Dionisi, il quale " lasciò scritto, che di ventidue canzoni a Dante attribuite » nella edizione del Zatta, sole tredici sono sue; » 1 perciocchè vedremo che la ragione nella massima parte sta dal Dionisi. Inoltre nella prefazione da esso scritta a nome dello stampator Caranenti, disse d'aver restituite a Dante varie rime, in qualche raccolta attribuite a'poeti del secolo XIV, e di avere aggiunto un sesto libro di componimenti, i quali a suo giudicio gareggiano in venustà colle altre poesie dell' Alighieri, e i quali furono trascelti fra varii altri, e tolti da ottime fonti; cosicchè poteansi tenere sì come inediti, dacchè non erano stati finallor pubblicati nel Canzoniere di Dante. Ma in questa, come da lui si chiama, restituzione, l' Arrivabene ha dato a Dante quel che a Dante non apparteneva; e nel. l'aggiunto libro il suo abbaglio è in tanto più notevole, in quanto egli ha creduto d'aver ritrovato delle rime che in venustà colle altre gareggino, mentre non sono che meschine produzioni di un Burchiello, d'un Pucci, d'un Noffo.

Impresa cotanto spinosa si è il determinare a chi appartengano alquanti di quegli antichi poetici componimenti, cotanto difficile si è il non cadere su di ciò in alcun fallo, che neppure gli stessi Dionisi e Perticari, acutissimi critici, sono andati affatto esenti da simili abbagli. Perciocchè chi si ac. cinge a lavori di tal fatta, deve esser lontano da ogni prevenzione intorno le particolarità del subietto, e libero da ogni attaccamento a sistemi, che secondino le proprie opinioni. Senza di ciò è impossibile formare un retto giudizio e il Perticari, per esempio, avendo una predilezione particolare all'edizion giuntina, vi dirà che un editore del Canzoniere di Dante ponga pure a fondamento tutto quello, che col nome di lui nella citata edizione si legge,2 quando quivi altresì qualche cosa si trova che di Dante non è; e il Dionisi per convalidare l'opinione che l'Alighieri non tanto si conoscesse del greco, ma pur ne fosse altrui precettore, e per appoggiare sue speciali opinioni, vi darà come del cantore di Beatrice alcuni sonetti, che nissuno argomento presentano per esser tenuti legittimi,3 Il Witte poi, passionato cultore dell' italiche lettere, avendo trovate più rime, che portavano (ma falsamente) il nome di Dante, non potrà cedere al lusinghiero impulso di offrire anch'egli la sua parte d'incenso agli altari del grande Autore del sacro poema, afferrando l'occasione di produrle nel pub

1 Loc. cit., pag. CCLX.

2 Nella Lettera al Caranenti.

8 Aneddoti, Num. V. pag. 83, ed altrove.

blico, senza dapprima considerare che il suo entusiasmo potrebbe pur troppo farlo travedere e condurlo in errore.

Sebbene il Dionisi, l' Arrivabene ed il Witte ponessero lor cure intorno il Canzoniere di Dante, incominciando a portarvi sopra quella critica, che a ciò facea di mestieri, pure i semi da loro sparsi in campo sì vasto ed incolto, non riuscivano a sufficienza, ed apparivano gettati alla rinfusa e senza un preordinato sistema. Pertanto le cose da quegli scrittori accennate, le questioni da loro toccate sono mancanti d'un piano, talora erronee e contradittorie, spoglie le più volte di dati e di prove, ed insufficienti infine per la loro pochezza a produrre, ancorchè insieme riunite, quel frutto desiderato dagli zelatori dell' onor letterario di Dante. Era dunque conveniente, che si facessero nuove e più copiose indagini; che si portassero più oltre i critici esami, e particolarmente poi, che si desse al tutto una forma ed un ordine, talchè il lavoro (qualunque si fosse) potesse riuscire d'un qualche vantaggio per gli studiosi.

Ed essendochè nella lettera al Caranenti fu dal Perticari nel 1821 annunziato, che alla gravosa fatica di sceverar dalle false le legittime rime dell' Alighieri erasi accinto fino da qualche tempo il marchese Gian Giacomo Trivulzio, talchè i letterati poteano aspettarsi un'opera degnissima, si venne nel pubblico formando l'opinione, che quel dotto lombardo avesse condotto molto avanti, o fors' anche compiuto il suo lavoro. Anzi, con una qualche probabilità si credè che pure il Monti avesse dato opera a simili ricerche critiche, prestando mano al Trivulzio (siccome fece nella emendazione del Convito) in compiere un'impresa fin allora intentata. Ma le lettere italiane non furono sì avventurose da potersi arricchire d'un magistrale lavoro, quale senza dubbio riuscito sarebbe, se le molte occupazioni, e finalmente la morte non si fosse opposta al lodevol progetto di que' due celebri letterati. E nel vero poco più che progetto dee quello chiamarsi, in quanto che il chiarissimo Gio. Antonio Maggi, il quale avea incominciato a dar opera insieme col Trivulzio a siffatti critici esami, ne certifica che il loro lavoro non si ridusse che ad alquanti appunti presi su fogli uniti al Canzoniere di Dante per sussidio della memoria.1

4 Debbo queste precise notizie alla cortesia ed all'amicizia del benemerito di Dante, signor Alessandro Torri, il quale da me interpellato, si piacque darmi compiutamente ragguaglio su ciò per mezzo della seguente lettera · Sig. Pietro Fraticelli, Amico pregiatissimo,

Pisa, 3 aprile 1835. Adempio alla promessa fattavi di ragguagliarvi di ciò ch' erasi fatto in Milano relativamente alle Rime liriche di Dante. Quando io meditava di

Ora dunque, desiderandosi da tanto tempo un lavoro cri tico, per cui venissero riordinate ed illustrate le liriche del

ristamparle, mi rivolsi al marchese Giorgio Trivulzio con lettera raccomandata al mio amico prof. Francesco Longhena, chiedendogli i lavori, ch'erano stati preparati dal marchese suo padre e dal cav. Monti, com' io supponeva, intorno alle dette Rime, proponendomi di pubblicarli insieme a quelli, e di sceverare colla loro scorta quei componimenti, che all' Alighieri sono malamente attribuiti. Il prelodato marchese non ricusava cedermi quei lavori, a condizione però che il chiarissimo Giov. Antonio Maggi, che vi aveva avuto parte, ne fosse pur egli contento: ma questi scrisse all'amico mediatore la lettera, di cui vi do copia qui appresso, e che m'ha determinato di rinunziare al progetto dell' edizione di esse Rime, scorgendola troppo scabrosa a farsi nel modo ch' io avrei voluto, e che voi più paziente di me non rifuggiste dall' intraprendere. Eccovi pertanto la lettera del signor Maggi al suddetto amico mio.

< Pregiatiss. Signore. Nella riserva posta dal marchese Giorgio Tri› vulzio all' acconsentire alla richiesta del signor Torri intorno a quei lavori sulle Rime di Dante, io riconosco la bontà verso di me, e l'ottimo › discernimento di quel degno cavaliere. Per corrispondervi quindi dal canto » mio con tutta schiettezza, mentre le confermo ciò che a lei fu già dal me› desimo partecipato sulla mia cooperazione ai suddetti lavori, debbo pur > dirle, che tutto quanto trovasi scritto di mia mano in un libro formato › di alcuni fogli uniti al Canzoniere dell' Alighieri, della stampa di Man» tova pel Caranenti, non che sopra altri fogli volanti, non è che un primo > abbozzo degli studii, che si facevano in comune tra me ed il marhese Gian » Giacomo Trivulzio per sussidio della memoria, ed in preparazione della > stampa che si meditava. Il lavoro avrebbe poi dovuto esser preso in esame, > e rifuso da capo a fondo, perchè moltissimi erano i dubbi, che tuttavia › rimanevano, nè per anco si era determinato pienamente quali fossero i › componimenti da escludersi come malamente attribuiti al sommo Alighieri. » La malattia, e poscia la morte sventuratamente avvenuta dell' esimio ca»valiere, che mi onorava della sua amicizia, lasciò ogni cosa in sospeso; e nella sua biografia, inserita nel tomo LXI, della Biblioteca Italiana, » io ho già detto, a carte 404, quello ch' io penso di tale imperfetto lavoro, ec. » Da quanto il signor Maggi ha esposto, voi desumerete, che il Monti non concorse punto nel lavoro critico intorno alle Rime dantesche, e se in alcune lettere del suo Epistolario disse ch' era già tutto in pronto, convien dire che lo avesse soltanto in idea, o che fosse altro, e suo proprio esclusivamente, del quale però non rimane notizia, ec.

Vostro affezionatiss. Amico
ALESSANDRO TORRI.

Il paragrafo della Biblioteca Italiana, del quale fa menzione il signor Maggi nella sua lettera, è cosi concepito: «Se ne stava il Trivulzio dispo» nendo l'edizione delle Rime di Dante con una lunga chiosa, che le dichia» rasse, accompagnata da ben ponderata scelta di varie lezioni; e i Lette» rati (come aveva predetto il Perticari) potevano aspettarsi un'opera de» gnissima. Ma a tanto non bastò la sanità di Gianjacomo, la quale alteratasi » fece sospendere il lavoro, nè forse potrebbe ripigliarsi, poichè egli selo era ⚫ guida sufficiente e sicura in quel buio. »

DANTE. 1.

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DISSERTAZIONE SULLE POESIE LIRICIIE.

l'Alighieri, noi (sebbene sentiamo la tenuità delle nostre forze) ci siamo accinti all'impresa: nel che fare abbiamo in animo più di rendere alla memoria di Dante un tributo di buon volere e d'affetto, che di riempiere adeguatamente un tal vuoto delle lettere nostre. Attenendoci pertanto al giudizio del Perticari, noi per l'una parte ci studieremo di rischiarare il senso di questi componimenti per mezzo di note filologiche ed illustrative; per l'altra di sceverare, colla scorta della critica, della storia e de' dati bibliografici, i componimenti legittimi dagli spurii, ed in ciò fare procederemo con tutta severità. Imperocchè noi giudichiamo, che il nome di Dante, suonando così alto fra tutte le côlte nazioni, ed il suo valore poetico essendo così grande della propria ricchezza, non possa ricevere alcun incremento da un altrui obliato sonetto o da un' altrui obliata canzone. Che se molti si stimaron beati di trar fuori dalla polvere delle biblioteche qualche incurata reliquia, che supposero di quel grande, noi ci terremo beati di far ritornare nell' oblivione que' poetici componimenti, falsamente a Dante attribuiti, i quali, come figli illegittimi e scostumati, che maculano il buon nome e consumano le sostanze del supposto genitore, stanno framezzo le opere di lui, minorandone il meito e deturpandone la bellezza.

AVVERTIMENTO.

Il volume che or pubblichiamo, e che forma il primo delle Opere minori di Dante, contiene le poesie liriche, cioè tutte le canzoni, ballate, sonetti, madrigali e sestine, che furono finora stampate col nome di lui; le rime sacre, che si compongono della traduzione de' Salmi penitenziali, del Cre do ec., colle illustrazioni dell' abate Saverio Quadrio; e le egloghe latine, indiritte a Giovanni del Virgilio, colle responsive di questo, le note di un Anonimo contemporaneo, e le illustrazioni di monsignor Dionisi. E poichè ci proponemmo di corredare di una versione italiana tutto ciò, che l'Autore scrisse latinamente, così alle egloghe medesime abbiamo unita la traduzione in versi sciolti del signor Francesco Personi.

Fra i molti libri a stampa, che abbiam dovuto tenere sott'occhio per questa nostra edizione, noteremo più particolarmente i seguenti, perchè avremo occasione di citarli assai spesso:

Sonetti e canzoni di diversi antichi autori toscani in dieci libri raccolte; in 8o piccolo, Firenze, Giunti, 1527, rara e stimata edizione, che peraltro non merita punto di stima rispetto alla correzione tipografica. Col nome di Dante son compresi ne' primi quattro libri sonetti 45, canzoni 19, ballate 11 ed una sestina. Questa raccolta fu ristampata in Venezia nel 1532, e quivi riprodotta poi con aumenti dallo Zane nel 1731 e 1740, in 8o, edizioni che avremo occasione di citare in seguito, come pure la rarissima del 1518, eseguita anch'essa in Venezia.

Opere di Dante Alighieri; vol. 5 in 8o, Venezia, Pasquali

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