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che beviamo, la fantasia, colle sue prestigiose rappresentanze, c'irrita via sempre peggio una sete, la quale ci crucia sempre, non è appagata giammai.

Ciò fu inteso molto bene anche dall'antichità pagana; ed è noto con quanta eleganza lo esprimessero i due satirici latini, per non dire della profondità, onde nei Libri dell'Etica ne discorre il Filosofo. Ma se la sapienza antica potè riconoscere ed affermare il fatto, nel resto a vedersi non molto arduo, del non potersi in terra trovare acqua, che possa non acquetare solamente così di passata la nostra sete, ma estinguerla radicalmente; essa umana sapienza non seppe e non potè suggerire nulla, che valesse a questo effetto. Cristo fu il primo, ed il solo, il quale offerì agli uomini a bere un' acqua di così nuova e maravigliosa efficacia, che chiunque ne avesse bevuta, non avrebbe quinci appresso avuto sete mai più: Qui biberit ex aqua, quam ego dabo ei, non sitiet in aeternum, Come ciò possa essere noi forse non bastiamo ad intendere nella teorica; quantunque qualche cosa se ne dovrebbe intendere dal sapere, che quell'acqua si fa in chi la beve fonte, che sale alla vita eterna: Fit in eo fons aquae salientis in vitam aeternam ; e la vita eterna è il solo oggetto, che può, anche colla semplice ma sicura speranza, acquetare le smisurate aspirazioni del cuore umano. Che che sia nondimeno della teorica, la pratica è indubitata. Mentre tutto il mondo fu e sarà sempre una moltitudine di assetati, dopo di Cristo si ebbero e si hanno migliaia, miriadi, milioni di uomini, i quali si procurano bensì i beni della vita, e temperatamente se ne valgono; ma non ne sono assetati. Questo mi pare sia uno dei caratteri più proprii a riconoscere il vero Cristiano; e voi, miei amatissimi, recatevi la mano al petto ed interrogate la vostra coscienza se in voi si trovi un siffatto carattere. Se sì, ringraziatene la bontà divina, di cui è insigne dono, e fate di gelosamente custodirlovi; se no, deh! non vogliate illudervi di avere a trovare giammai vero e stabile lenimento a quella sete, se ciò non è bevendo di quell'acqua, di cui Cristo disse, che chi ne beve non sitiet in aeternum.

NOTE

alla Lezione ventesimasettima

1 Sapient. XIV, 3,

2 III. Reg. XII.

3 III. Reg. XVI, 24. La voce

[della barbarie: ben altro importa quel luogo del Genesi (XLVIII, 22).

' Come leggesi nel Thalmud Gerosol., (Shomér) vale custode; e Samaria fu no-era permesso comperare le cose necessame di tutta la regione, e della città, che rie dai Samaritani, ma non riceverne sern'era la capitale. Da Giuseppe Flavio (An-vigio che sia, o benefizio anche tenuissimo; tiq. Lib. XX, cap. 6) sappiamo, che i Ga-e dicevano: Qui edit frustum Cuthaei est lilei, nell' andare a Gerusalemme e nelut qui edit carnem porci. Si dicevano poi tornarne, traversavano la Samaria, che Cuthaei, dal paese, onde erano alcuni dei era la via più breve: si compiva in tre condotti dagli Assiri, allogati nella Samaria, giornate; laddove il cammino verso il ma- dopo la distruzione del regno d'Israello. re, per gli antichi Filistei, e per la Feni- 10 Matth. XXVI, 73. cia, era lungo, faticoso e però assai poco praticato.

IV Reg. XVII, 26-27.

5 Ioann. VIII, 48.

6 Luc. X, 36.

11 La perizia di trovare acque era molto pregiata nella Palestina per la grande penuria, che ve n'era. Però quel maior es vale più sapiente, più pratico di Giacobbe, il quale non potè scoprire, che questa. Il pe

* De Locis hebr. ad v. Sichar. Fu posta cora eius è nel greco Opéμμata άuroù; ed questa città tra i due monti Garizim ed il Opéuuz da Opipw alo, alimento, vale ciò, Ebal, ed avea attorno campagne uberto- che si alimenta, l'alumnus dei Latini, e sissime. Vi è chi pensa, che le fosse can- forse potrebbe interpretarsi per servi; ma giato il nome di Sichem in Sichar, perchè la menzione degli armenti è per la discenavendo Abacuc ( II, 18) menzionato un denza di Giacobbe, dedita peculiarmente idolo, posto tra quei monti, per nome palla pastorizia, molto opportuna, e presso (Sheker), menzogna, frode, i Giudei per Senofonte (Oecon. XX, 23) troviamo il istrazio chiamarono Shekar o Sichar la città. Opéμuara per pecore e capre.

8 Il diritto di conquista, del quale si 12 GREGOR. M. In Ev. Hom. XXXVI. parla nella Lezione, avea in quel caso fon- 13 Per quell'acqua, che Cristo prometdamento, se altro mai legittimo, nella pro-te, può intendersi la dottrina, ovvero tutto prietà concessa da Dio della terra di Ca- l'ordine dei beni spirituali. Ma egli altronaan ai Patriarchi, poichè quelle genti ve, adoperando le medesime espressioni, maledette ne erano state spogliate dal pa- la intese dello Spirito Santo, come ivi medrone sovrano d'ogni cosa in pena dei loro desimo è dichiarato dall'Evangelista (Ioan. peccati. Lo noto, perchè il diritto di con- VII, 38, 39). Qui credit in me, sicut diquista, come oggi l'intendono, e come da cit Scriptura, flumina de ventre ejus fluent un pezzo si sta intendendo, anche tra le aquae vivae. Hoc autem dixit de Spiritu, nazioni cristiane, non è in sustanza, che quem accepturi erant credentes in eum. il diritto della forza, condizione proprial 1 Dal vedere, che di quel marito non

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si fece più motto, s'intende abbastanza, inferire è, che nessuna pratica di esterno che esso fu menzionato per darne occa- culto può avere alcun valore, se non sia sione di resipiscenza alla donna. Nel re-informata da interno spirito: cosa che si sto, la proposta di chiamarlo era, come predica ed inculca ogni giorno tra i Catosserva il Maldonato, naturalissima, trat- tolici. Ma io veramente credo, in quel tandosi di favore da impartirsi alla moglie, luogo contrapporsi la nuova all'antica legil quale sarebbe convenuto comunicare ge per significare, che la materialità e la figura di questa dovea essere esclusa dallo eziandio al marito.

15 Ios. FLAV. Antiq. Lib. XIII, Cap. 2, spirito e dalla verità di quella. Così mi 3. In quel luogo è anche a notare, che il pare averlo inteso il Crisostomo, che a 7ρove è propriamente esercitare culto questo proposito osserva come Priora fi-. pubblico verso Dio, e così lo prendono talora gura erant, nunc totum est veritas. 19 Sono notevoli queste parole del Crii Settanta (IV. Reg. XVII, 36, coll. 35. XVIII, 22). Si osservi inoltre, che dove sostomo (In Ioann. Homil. XV.) sopra nel Deuteronomio (XXVII, 4), secondo quella circostanza: Adeo, audito Iesu, inl'Ebreo, si prescrive da Dio di erigere un censa es!, ut relicta hydria et aqua, cuius altare nel monte Ebal, i codici Samaritani, gratia eo concesserat, in civitatem propein luogo di Ebal, hanno Garizim; e forse raret, et ad Christum universum popuvi fu dai Samaritani stessi sostituita que-lum traheret. Venerat hauriendae aquae veniente sta voce per effetto della superstiziosa pre- gratia, et cum verum fontem invenisset, dilezione, che quella gente avea per Gari- contempsit alterum, et superna zim. Il certo è, che nelle vicinanze di quel gratia, apostolico munere fungitur. 20 Sopra queste parole dei discepoli monte Abramo eresse un'ara (Genes. XII,

6, 7), ed ivi stesso Giacobbe, dopo avere nota S. Agostino (apud Alap. in h. 1.): offerto un sacrifizio, adorò Dio (Genes. Quid mirum si mulier illa non intelligebat aquam? ecce discipuli non intelligunt XXXIII, 20).

21 Opus consummari, quod dedisti mihi

16 Quel vos adoratis quod nescitis ecc. escam. è inteso dal Giansenio di Gand in questo senso, che Cristo volesse dire: Voi Sama- (Pater) ut faciam. Ioan. XVII, 4. 22 Vi è chi ha pensato, quelle parole ritani, nell'adorare in questo monte, non sapete quello che vi fate, perchè operate esprimere un detto popolare per signifidi proprio capriccio; noi Giudei sappiamo care, che tra la seminagione e la mietiquello, che facciamo nell'adorare in Geru-tura soleano, in quel paese, passare quatsalemme, perchè ci fu prescritto da Dio. tro mesi. Ma ciò non mi pare consentito 17 Coll'appellazione di Padre, onde qui dalla forma stessa della espressione: Adsi indica Iddio, è accennata la soavità della huc quatuor menses: sarebbe stato un pronuova Legge di grazia, conforme alla dottri- verbio da dirsi solo sugli ultimi di Dina di S. Paolo (Rom. VIII, 15; Gal. IV,6). cembre o sui primi di Gennaio. Anche 18 Come ho detto nella Lezione, non S. Agostino pensa, quelle essere state paci è da spillar nulla da questo luogo con- role dette dianzi dai discepoli per via. Quel proverbio non era sempre preso tro il culto esterno, e neppure contro la venerazione delle immagini, delle reli- in mala parte, come p. e. Deut. XXIV, quie, ecc.; ed è una pietà vedere come 13.; e qui quel fatto del raccogliersi daluomini, nel resto molto dotti, come il Sem-l' uno ciò, che dall' altro si era seminato, lero, il Luck, il Rosenmüller ed altri (in dovea tornare grato ad entrambi, perchè h. 1.) si lascino trascorrere, per pregiudi- entrambi ne aveano portata la mercede. zii eterodossi, a cosiffatte puerilità. Anche L' A. Testamento fu il tempo della sea supporre, che in quel luogo si parli del menta; il nuovo della mietitura. 24 A commendazione dei Samaritani di culto in generale, il solo che se ne può

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Sichar, vuol notarsi, che essi credettero ritani, levandosi sopra le grette ristretnon per cose miracolose, che avessero ve- tezze giudaiche, credettero e professarono duto, ma prima sulle semplici attestazioni che Cristo era Salvatore, non di una gente della donna, e poscia più ancora per ciò, sola, quanto che privilegiata, ma del monche da Gesù udirono essi stessi: ipsi enim do: Salvator mundi, che è il titolo ond'è audivimus; tanto che per essi la Fede salutato nel Cristianesimo. venne proprio ex auditu (Rom. X, 17). 25 Fotina è nome greco da pravos Di che mi pare assai ragionevole la con- lucido; e non è maraviglia, perchè fino dai gettura del Crisostomo (in h. l.), che il tempi dei Seleucidi, cominciarono gli Ebrei Signore colà non facesse nessun miracolo; a prendere nomi greci, come può vedersi laddove avendone fatti tanti e così stre- nei libri dei Macabei, e come ho notato pitosi tra i Giudei, vi trovò così poca Fede. più innanzi, dando la etimologia del nome Ma più assai notevole è, che quei Sama-Nicodemo.

Gesù giunge nella Galilea. Il figlio del Regolo.
Insegna nella Sinagoga di Nazaret.

IOANNIS IV.

MARCI I.

LUCAE IV.

MATTHAEI IV.

43. Post duos autem 11. Postquam autem 14. Et regressus est 12. Cum autem audies exiit inde: et abiit traditus est Ioannes, ve- Iesus in virtute Spiritus disset Iesus, quod Ionit Iesus in Galilaeam. in Galilaeam, et fama annes traditus esset, se41. Ipse enim Jesus praedicans Evangelium exiit per universam re- cessit in Galilaeam testimonium perhibuit, regni Dei.

in Galilaeam.

quia propheta in sua patria honorem non habet.

45. Cum ergo venisset in Galilaeam, exceperunt eum Galilaei, cum omnia vidissent, quae fecerat Hierosolymis in die festo: et ipsi enim venerant ad diem festum.

45. Venit ergo iterum in Cana Galilaeae, ubi

fecit aquam vinum. Et erat quidam regulus, cuius filius infirmabatur Capharnaum,

47. Hic cum audisset,| quia Iesus adveniret a Iudaea in Galilaeam abiit ad eum, et rogabat eum, ut descenderet, et sanaret filium ejus:

gionem de illo.
15. Et ipse docebat in
synagogis eorum, et ma- 23. Et ait illis: Utique
gnificabatur ab omnibus. dicetis mihi hanc simi-
16. Et venit Nazareth, litudinem: Medice, cura
ubi erat nutritus, et in-jte ipsum: quanta audi-
travit secundum con- vimus facta in Caphar-
suetudinem suam die naum, fac et hic in pa-
sabbati in synagogam, tria tua.

et surrexit legere.

24. Ait autem: Amen

17. Et traditus est illi dico vobis, quia nemo liber Isaiae prophetae. propheta acceptus est Et ut revolvit librum, in patria sua. invenit locum, ubi scriptum erat:

25. In veritate dico vobis: Multae viduae 18. Spiritus Domini erant in diebus Eliae super me: propter quod in Israel, quando clauunxit me, evangelizare sum est coelum annis pauperibus misit me tribus, et mensibus sex; sanare contritos corde, jcum facta esset fames 19. Praedicare capti- magna in omni terra: vis remissionem, et cae- 26. Et ad nullam illacis visum, dimittere rum missus est Elias, confractos in remissio- nisi in Sarepta Sidoniae

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incipiebat enim mori. horam ab eis, in qua nem, praedicare annum ad mulierem viduam. 48. Dixit ergo Iesus melius habuerit. Et di-Domini acceptum, et 27. Et multi leprosi ad eum: Nisi signa et xerunt ei: Quia heri ho- diem retributionis. prodigia videritis, non ra septima reliquit eum febris.

creditis.

erant in Israel sub Eli20. Et cum plicuisset saeo propheta: et nemo librum, reddidit mini-eorum mundatus est, 49 Dicit ad eum re- 53. Cognovit ergo pa-stro, et sedit. Et om- nisi Naaman Syrus. gulus: Domine, descenter, quia illa hora erat, nium in synagoga oculi 28. Et repleti sunt de priusquam moriatur in qua dixit ei Iesus: erant intendentes in omnes in synagoga ira,

filius meus.

Filius tuus vivit: et cre- eum.

50. Dicit ei Iesus: Va-didit ipse et domus eius de, filius tuus vivit. tota. Credidit homo sermoni, 54. Hoc iterum secunquem dixit ei Iesus, et dum signum fecit Iesus,

ibat.

cum venisset a Iudaea 51. Iam autem eo de-in Galilaeam.

scendente, servi occur

rerunt ei, et nunciave

runt dicentes, quia filius eius viveret.

52. Interrogabat ergo

I.

haec audientes. 21. Coepit autem dice- 29. Et surrexerunt, et re ad illos: Quia hodie eiecerunt illum extra impleta est haec scriptu- civitatem: et duxerunt ra in auribus vestris. illum usque ad super22. Et omnes testimo-cilium montis, super nium illi dabant: et mi- quem civitas illorum rabantur in verbis gra- erat aedificata, ut praetiae, quae procedebant cipitarent eum. de ore ipsius, et dice- 30. Ipse autem tranbant: Nonne hic est fi-siens per medium illolius Ioseph? rum, ibat.

Voi, miei riveriti Ascoltatori, udirete questa mattina,

come il N. S. G. Cristo la prima volta, che si legga avere par

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