Il mistero dell'amor platonico Del Medio Evo: derivato da' Misteri Antichi, Volume 5

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R. e G.E. Taylor, 1840 - 1744 pages
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Page 1487 - Poi come gente stata sotto larve, Che pare altro che prima se si sveste La sembianza non sua in che disparve; Così mi si cambiaro in maggior feste Li fiori e le faville, sì eh' io vidi Ambo le corti del ciel manifeste. O isplendor di Dio per cu' io vidi L' alto trionfo del regno verace, Dammi, virtù a dir com
Page 1425 - Pur qui per uso, e forse d' altro loco Disdegna di portarne suso in piede. Poi mi parea che più rotata un poco Terribil come folgor discendesse E me rapisse suso infino al foco. Ivi parea ch' ella ed io ardesse; E sì lo 'ncendio immaginato cosse Che convenne che '1 sonno si rompesse.
Page 1413 - Sì che m' ha fatto per più anni macro. Vinca la crudeltà, che fuor mi serra Del bello ovil, dov' io dormii agnello Nimico ai lupi, che gli danno guerra ; Con altra voce omai, con altro vello Ritornerò poeta, ed in sul fonte Del mio battesmo prenderò il cappello ; Perocchè nella Fede, che fa conte L' anime a Dio, quivi entra' io, e poi Pietro per lei sì mi girò la fronte.
Page 1645 - l vero condito in molli versi I più schivi, allettando, ha persuaso: Così all'egro fanciul porgiamo aspersi Di soave licor gli orli del vaso; Succhi amari ingannato intanto ei beve, E dall
Page 1505 - O gloriose stelle, o lume pregno di gran virtù, dal quale io riconosco tutto, qual che si sia, il mio ingegno, con voi nasceva e s'ascondeva vosco quelli ch'è padre d'ogni mortai vita, quand
Page 1423 - Puttaneggiar co' regi, a lui fu vista : Quella, che con le sette teste nacque, E dalle diece corna ebbe argomento, Fin che virtute al suo marito piacque. Fatto v' avete Dio d' oro, e d' argento: E che altro è da voi all' idolatre , Se non ch' egli uno, e voi n
Page 1417 - E il sol montava in su con quelle stelle, Ch
Page 1470 - Siccome la parte sensitiva dell'anima ha suoi occhi, colli quali apprende la differenza delle cose, in quanto elle sono di fuori colorate; così la parte razionale ha suo occhio, col quale apprende la differenza delle cose, in quanto sono ad alcuno fine ordinate : e quest'è la discrezione. E siccome colui eh...
Page 1553 - Democrito, congiunsero la fisica sempre con la teologia, né posero il piede mai per entro la oscura e folta selva delle cagioni naturali e cose corporee, senza portar seco per iscorta qualche facella accesa nella contemplazione della sostanza incorporea ed infinita. Tali furono i primi antichi poeti da noi di sopra accennati, Orfeo, Lino, Museo, Omero, che le cognizioni divine e naturali, per via dell'allegoria e delle favole, accompagnate coll'armonia, ne...
Page 1515 - ... 1 suo riso sono le sue persuasioni, nelle quali si dimostra la luce interiore della sapienzia sotto alcuno velamento; e in queste due si sente quel piacere altissimo di beatitudine, il qual è massimo bene in paradiso.

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