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9

Ché tempo freddo, caldo, secco e verde
Mi tien giulivo: tal grazia m' impetra
Il gran diletto, c' ho di starle all'ombra.
Deh! quanto bel fu vederla sull'erba
Gire alla danza vie me' ch'altra donna,
Danzando un giorno per piani e per colli !
Quantunque io sia intra montagne e colli,
Non m'abbandona Amor, ma tienmi verde, 1o
Come tenesse mai neun 11 per donna ;
Che non si vide mai intaglio in pietra,
Ne alcuna figura, o color d'erba,
Che bel possa veder com'è sua ombra.
Cosi m' appaga Amor; ch' io vivo all'ombra
D'aver gioia e piacer di questa donna,
Che in testa messa s' ha ghirlanda d'erba.

Intendi: e sento un dolore simile a quello ch'io sentirei se fossi collato, se fossi sottoposta al tormento della colla.

Fra ch' io rinvengo, mentr' io riacquisto i sensi.

3 Che non è il tempo. Qui pare voglia alludere alla Primavera.

Chente, quale, voce antiquata. 3 Rimango verde, vale a dire, resta in me la stessa vitalità.

"Ed io son, cioè, ed io divento.

Vale a dire, non do più segno di vita, come fanno i colli, che sono più alti, e di pietra più secca, i quali non

12

presentano in se alcun segno di ́vegetazione.

8 Che fiorisce i colli, che adorna di fiori le colline. È, come ben s'intende, la Primavera.

9 Vie me' ch'altra donna, assai meglio che alcun' altra delle donne nominate di sopra.

10 Ma tienmi verde, vale a dire, ma tienmi sempre in isperanza. 11 Neun, nessuno.

12 Che bel possa veder com'è sua ombra; intendi: che possa vedersi si bella cosa com'è la sua ombra, la sua figura.

SESTINA III.

Gran nobiltà mi par vedere all'ombra
Di belle donne c' han puliti colli,
E l'una all' altra va gittando l'erba,
Essendovi colei per cui son verde,
E fermo nel suo amor, come in mur pietra,
O più che mai non fu null' altro in donna. 2

1

1

3

S'io porto amor corale alla mia donna,
Neun si maravigli, né faccia ombra ; *
Ché lo cor mio per lei suo bene impetra,"
Che in altra guisa basserebbe i colli, 6
E cosi cangerebbe, come il verde
Color cangia segata la bell'erba.
Io posso dire ch'ella adorna l'erba,
La qual per adornarsi ogni altra donna
Si pon con fiori e con foglietta verde; 7
Perché risplende si la sua dolce ombra,
Che se n'allegran valli, piani e colli,
E ne dona virtù, son certo, in pietra.
Io so che sarei più vile che pietra

S'ella non fosse, che mi val com' erba."
Valut' ha già in drizzar monti e colli,
Che neun' altra porriane esser donna,
Fuor ch'ella sola, cui io amo all' ombra,
Com' augelletto sotto foglia verde.

E sed io fossi cosi umile verde,

8

Ovrar potre' la virtù d' ogni pietra,
Senza neuna ascondersi sott'ombra ;
Però ch' io son suo fior, suo frutto ed erba;
Ma niun può far così com' ella donna
Delle sue cose, ch' ella scenda, o colli. 10
Tutte le volte mi par uom mi colli 11
Ch'io da lei parto, e mi sento di verde,
Tanto m' aggrada vederla per donna.
Quando non vedo lei, com' una pietra
Mi sto, e miro fedel come l'erba
Quell'anima, cui più vi piace l'ombra. 12
Più non disio, che sempre stare all'ombra
Di quella, ch'è delle nobili donna,
Nanzi che d'altri fiori o foglie od erba.

Per cui son verde, per cui son pieno di speranza, ovvero, per cui sono in vita.

In donna, cioè, in amar donna.

3 Corale, di core, cordiale.

Nè faccia ombra, figurat. nè mi faccia impedimento. Il Vocabolario interpetra nè ne prenda sospetto; ma

l' interpretazione non regge, perchè il testo dice fare, e non già prender ombra.

5 Chè lo cor mio per lei suo bene impetra; perciocchè il cor mio ottiene, consegue il suo bene per mezzo di lei.

Che, il qual core, in altra guisa, se fosse altrimenti, basserebbe i colli, figurat. diventerebbe misero ed invilito.

Il concetto contenuto in questi tre versi è questo: che mentre ogni altra donna usa de' fiori per adornarsi, ella, la donna sua, usandone, adorna i fiori.

La sua dolce ombra, figurat. la sua gentile figura.

9 Che mi val com'erba, vale a dire, che opera in me, come opererebbe un'erba salutifera.

10 Scenda, o colli. Sembra che voglia significare scenda o salga. Come da monte si fece montare, da poggio, poggiare, da cala e calla, calare e callare, così potrà dirsi che da colle sia stato fatto collare, salire il colle; onde colli, salga.

11 Colli, ha qui il significato, che ho avvertito alla nota 1 della Sestina precedente.

12 I concetti di quest' ultime tre Stanze sono oscuri. Probabilmente la lezione è errata; ma in difetto di Codici, come correggerla?

CANZONE X.

Amor, tu vedi ben, che questa donna
La tua virtù non cura in alcun tempo,
Che suol dell' altre belle farsi donna.

1

2

E poi s'accorse ch'ell' era mia donna,

Per lo tuo raggio che al volto mi luce,
D'ogni crudelità si fece donna ;
Sicché non par ch' ell' abbia cuor di donna,
Ma di qual fiera l'ha d'amor più freddo ; 3
Che per lo tempo caldo e per lo freddo

Mi fa sembianti pur com' una donna,
Che fosse fatta d'una bella pietra

Per man di quel che me' intagliasse in pietra.
Ed io che son costante più che pietra
In ubbidirti per beltà di donna,
Porto nascoso il colpo della pietra,
Con la qual mi feristi come pietra,
Che t'avesse noiato lungo tempo;

6

Talche mi giunse al core, ov' io son pietra :
E mai non si scoperse alcuna pietra

O da virtù di sole o da sua luce,

Che tanta avesse né virtù né luce,
Che mi potesse atar7 da questa pietra,
Sicch'ella non mi meni col suo freddo

Colà, dov' io sarò di morte freddo. 8

9

Signor, tu sai che per algente freddo

L'acqua diventa cristallina pietra

Là sotto tramontana, ov' è il gran freddo;
E l'aer sempre in elemento freddo

Vi si converte si, che l'acqua è donna 10
In quella parte, per cagion del freddo:
Cosi dinanzi dal sembiante freddo

Mi ghiaccia il sangue sempre d'ogni tempo;
E quel pensier, che più m' accorcia il tempo,
Mi si converte tutto in umor freddo, 11
Che m'esce poi per mezzo della luce,
Là ov' entrò 13 la dispietata luce.
In lei s' accoglie d'ogni beltà luce:

Cosi di tutta crudeltate il freddo

12

14

Le corre al core, ove non va tua luce;
Perché negli occhi si bella mi luce
Quando la miro, ch' io la veggio in pietra,
O in altra parte ov'io volga mia luce.
Dagli occhi suoi mi vien la dolce luce,
Che mi fa non caler d'ogni altra donna:
Cosi foss' ella più 15 pietosa donna
Ver me, che chiamo di notte e di luce,
Solo per
lei servire, e luogo e tempo;
Né per altro desio viver gran tempo.
Però, virtù, 17 che sei prima che tempo,

16

18

Prima che moto, e che sensibil luce,
Increscati di me, c'ho si mal tempo :
Entrale in core omai, chè n'è ben tempo,
Sicchè per te se n'esca fuora il freddo,
Che non mi lascia aver, com' altri, tempo;
Ché se mi giunge lo tuo forte tempo
In tale stato, questa gentil pietra

20

19

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Mi vedrà coricare in poca pietra
Per non levarmi se non dopo il tempo,
Quando vedrò se mai fu bella donna
Nel mondo, come questa acerba donna.
Canzone, io porto nella mente donna

Tal, che con tutto ch' ella mi sia pietra,

21

Mi dà baldanza, ov' ogni uom mi par freddo ;
Sicch' io ardisco a far per questo freddo

La novità che per tua ferma luce,

22

Che non fu giammai fatta in alcun tempo.

La presente Canzone, che può anco dirsi una doppia Sestina (e così infatti vien chiamata dal Quadrio), vedesi col nome di Dante nell' edizione Giuntina a c. 33 retro, ed in tutte le successive ristampe, nel Codice Martelli, nel Palatino, ne' Codici Laurenziani 42, 44 e 46 del Plut. XL, e 136 del Plut. XC, ed in varii de' Riccardiani. Finalmente da Dante stesso è citata siccome sua nel Trattato del Volgar Eloquio, lib. II, cap. 13, là dove va dicendo che ne' poetici componimenti debbesi schifare la ripetizione d' una stessa rima, salvo che in cosa nuova e intentata dall'arte, siccom' egli s'avvisò appunto di fare in questa Canzone.

Questa si è quella Canzone, che l'Amadi ed altri opinarono essere stata scritta per Madonna Pietra degli Scrovigni, l'insussistenza della quale opinione io ho dimostrata nel Cap. III della Dissertazione. Or io dirò che il subietto di essa è del tutto filosofico, e che quivi il Poeta parla d'astronomia e di fisica in modo tutto suo proprio, nella guisa stessa che nella seguente, alla quale apparirà manifesto dovere stare unita per l'identità dell'argomento. Perchè l'Alighieri potesse poi chiamare la sua seconda nobilissima donna, cioè la Filosofia, e disdegnosa e fiera e crudele (e quindi anche pietra), lo dice egli stesso nel suo Convito, tr. III, cap. 10: Quella Ballata considera questa donna secondo l'apparenza, discordante dal vero per infermità dell' anima, che di troppo disio era passionata...... E in ciò s' intende, che considera questa donna secondo la verità per la discordanza che ha con quella. Ed appresso, tr. IV, cap. 2: Ov'è da sapere, che non si dice qui gli atti di questa donna essere disdegnosi e fieri, se non secondo l'apparenza. Avendola simboleggiata sotto figura di donna, dicevala dunque disdegnosa e fiera, crudele e pietra, perchè ella veniva apparentemente a dimostrarglisi tale ogni

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