Page images
PDF
EPUB

mia nobilissima donna (di Beatrice) che di simile colore mi si mostrava. Anzi Beatrice stessa, che Dante in una sua Ballata fa parlare, dice così:

[blocks in formation]

La udiamo altresì nel Paradiso terrestre darsi vanto delle sue amorose sollecitudini in pro di Dante, ricordandogli com'ella co' suoi sguardi innocenti il mosse ad amarla, e ad imitarne i virtuosi costumi : « Alcun tempo il sostenni col mio volto: Mostrando gli occhi giovinetti a lui,

Meco il menava in dritta parte volto. »

Purg. XXX, 121.

Or queste testimonianze, in tanto degne di fede, in quanto gli innamorati poeti, dice il Tassoni, sono soliti per loro insaziabilità di chiamar sempre ingrate e crudeli le donne loro, ne fanno certi cheBeatrice non dimostrasse animo avverso al Poeta. E sebbene non sia facile lo stabilire quai si fossero i veri sensi di cotesta donzella, pure non pare potersi conchiudere se non questo: che il suo affetto non altro si era che una cortesia, una gentilezza, la quale non potea porre a pericolo la virtù sua e quella del passionato suo adoratore.

L'Amore può, secondo la comune intelligenza, venir riguardato sotto due aspetti principali, l' uno cioè siccome naturale appetito, l'altro siccome pura benevolenza. Questa è presso a poco la distinzione dell' Amore, fatta già da Socrate co' nomi di Venere terrestre e Venere celeste, l'una delle quali infiamma le passioni verso del corpo, l'altra ispira amore verso dell'anima, e trae ad onesti vincoli e ad opere virtuose. Ma la pura benevolenza, disgiunta del tutto da' moti del naturale appetito, non apre niun campo a quegli affanni, a quelle emozioni, a que' timori che agitar debbono l'anima del poeta innamorato, e che soli possono produrre il diletto che cercasi e vuolsi nelle erotiche poesie. Ma Dante, abbenchè studiassesi

[ocr errors]

1 Vale a dire Amore.

molto, che in quell'amore, che si sentiva nell'anima, prevalesse la benevolenza, non volea però che niuna parte s'avessero i moti del naturale appetito voleva soltanto resister loro e vincerli; nè a vincerli si sarebbe provato se di quelli fosse andato privo il suo amore, e se quelli non avessero fatto continua battaglia nel cuore di lui.

I poeti della Grecia e del Lazio non rappresentarono ne' loro versi se non che l'amor sensuale; nè poteva essere altrimenti, perciocchè gli uomini non veggono l'Amore che vestito di quelle esteriori apparenze, che può accidentalmente pigliare da' particolari costumi del loro secolo e della loro nazione. Di qua muove che i romanzi d'amore piacciono raramente alla generazione d' un' altra età, perchè ne rappresentano le eventuali e passeggere forme, anzichè l'intima natura. Ma quando un gran poeta ritrae il proprio cuore nella pittura ch' ei fa dell' amore, non può a meno di destare la simpatia nell' animo d'ogni lettore dell' un secolo e dell' altro. Ora Dante, sollevando la sua passione all' altezza della propria mente, e adornandola secondo le metafisiche teorie e i costumi del suo tempo, ne pose innanzi agli occhi molte sembianze e memorie de' nostri propri sentimenti, e così venne creando un nuovo genere d' erotica poesia, tanto differente da quello de' Romani e de' Greci, quanto n'eran differenti e costumanze e religione e civiltà.

Tal nuovo genere di poesia amatoria, che s'innalza quanto può innalzarsi lo spirito, e che non poggia su'sensi se non quel tanto che fa d'uopo a conservare ad Amore il carattere d' umana passione, si è creduto finora essere stato creato dal celebre Cantore di Laura. Ma come il Petrarca trovò la lingua arricchita, ingentilita, e fatta cara sì al volgo che ai dotti per opera di Dante, così fia giusto il confessare che trovò pure cotesta poesia per lui portata ad alto grado di perfezione. Che se il Petrarca, nel lungo corso di 32 anni, in che dettò il suo Canzoniere, potè farla più ricca e copiosa di componimenti, non saprei diffinire, se egli altresì la rendesse, quanto alla maniera e alle forme, molto più perfetta di quello che già si fosse, mercè l'ingegno di Dante. Alcuni critici, e fra questi il Torti e il Sismondi, uomini nel vero esercitati alle impressioni del bello, ed usi a giudicare con senno, non si mostrano molto paghi della Lirica erotica del Petrarca, perchè questa bene spesso sfuma in metafisiche

sottigliezze, e bene spesso ritorna sulle idee medesime, volgendole e rivolgendole sotto tutti gli aspetti. Laura, a cagion d'esempio, è un sole, un sole il suo volto, sole la sua persona, soli gli occhi, soli i capelli ec. ec. Ella tien la chiave del cuore del poeta, ne ha in mano l'una e l'altra chiave, ella stessa è la chiave, i suoi occhi sono chiavi pur essi, le amorose chiavi, le ingegnose chiavi ec. ec. E forse in questa particolarità i critici sentono a ragione; poichè una lunga serie di bellezze uniformi e non variate non può a meno di generar finalmente nell' animo la stanchezza e il disgusto. Vero è che il soggetto che avea fra mano il Petrarca, l'amor suo per la bella Avignonese, era limitato in se stesso e ne' suoi rapporti, e dovea far cadere il poeta in qualche ripetizione, in qualche rassomiglianza sì rispetto alle immagini, che rispetto a' concetti. E di ciò non dovrebbe darsi a lui grande addebito, se questo appunto non l'avesse fatto cadere in un altro difetto, in quello cioè d'attingere alle impure fonti de' Provenzali Trovatori. Esaurita la propria ricchezza, egli tolse manifestamente da cotesti poeti, i cui affetti si rimaneano agghiacciati da un epigrammatico raffinamento, molti concetti e molti giuochi di parole; e quantunque bene spesso li migliorasse, dispiacciono, perchè non armonizzano col solenne profondo ed appassionato. andamento del suo stile. Quel Sonetto Se una fede amorosa, un cor non finto, in cui egli imita appunto gli amorosi lamenti di quei poeti, non è per vero dire che un mosaico d'antitesi; e quel continuo giuoco sopra i vocaboli Lauro e l'Aura, e i concetti somministratigli dalla trasformazione di Dafne, amata da Apollo, nel lauro immortale Onor d'imperatori e di poeti, non sono che fredde affettazioni. Laonde se il Petrarca, attenutosi di troppo all' esempio de' Provenzali, non avesse soverchiamente profuso le antitesi, frequentemente ripetuto le iperboli, e a quando a quando usato metafore disconvenienti e viziose, i numerosi di lui plagiarii che non sepper peraltro imitarne mai le bellezze, non sarebbero divenuti cotanto celebri pe' loro difetti; nè i critici, fra i quali il Rosa ebbe a dire scherzando Le metafore il sole han consumato, avrebbero avuto campo di por fuori le loro censure.

Pure, nonostante questi difetti, che i meno indulgenti si piacquero d'ingigantire per modo da rendere presso che nullo il merito del

Petrarca, sarebbe ingiustissimo il non voler riconoscere ne' suoi versi i pregi stessi che si ravvisano in quelli di Dante, cioè inspirazione di profonda e potente passione, elevatezza di pensieri, delicatezza di sentimenti, forbitezza di lingua, magnificenza di stile, e il negargli la lode d'avere, nella guisa che il nostro Poeta, ingentilito la passione d'amore, inspirando ne' lettori il sentimento generoso di sacrificar se e la propria passione all' oggetto amato ed alla virtù.

Quale si fosse l'amore di Dante per la Portinari, finchè ella mostrossi su questa terra, l' abbiamo omai veduto abbastanza: come si modificasse, e quale si divenisse, poscia che quella fu fatta cittadina del regno de' beati, è ciò che resta a vedersi. Ma poichè la storia di cotesto amore, il quale di naturale cambiossi affatto in intellettuale, ha qualche episodio (episodio però, che per esser cosa tutta lieve e passeggiera non rompe la connessione dell'amor principale), fa d' uopo dire alcun poco delle altre femmine, delle quali Dante nel corso della sua vita fu preso talvolta, non tanto perchè la notizia di questi novelli amori può servire all' intelligenza d'alcune sue rime, quanto perchè su di essi sonosi mosse dubbiezze e quistioni, e noi ci siamo proposti di schiarirle e appianarle.

CAPITOLO III.

Altri amori naturali di Dante.

Che Dante amasse d' un grandissimo e purissimo affetto Beatrice Portinari, lo abbiamo detto e provato sì nel capitolo precedente, sì (e molto più diffusamente) nella Dissertazione alla Vita Nuova. Che vivente quella vezzosa ed onestissima femmina, si desse egli ad altri amori donneschi, la non è cosa pur da pensarsi; e d'altronde abbiamo nella Vita Nuova ingenue confessioni dello stesso Alighieri, che di ciò il minimo dubbio non porgono, anzi danno argomento di tutto il contrario: fra le quali mi piace ricordar quella, che trovasi poco innanzi la metà del ricordato Libretto. Ivi l'innamorato Poeta racconta, come a tenere altrui celato l'amor suo per Beatrice finDANTE. 1.

-

3

geva d'esser preso d'altra donna. Ma questa finzione della quale, com' egli dice, a sola sua difesa valevasi, fece sì che molta gente tenesse per vero un tale amoreggiamento, e ne ragionasse oltra i termini della cortesia: per lo che divulgatasi una tal voce, e giunta pure agli orecchi della Beatrice, questa che nulla di cotal finzione sapeasi, prese a negare il suo saluto al Poeta. Allora Dante, dolentissimo oltre ogni credere del negato saluto, nel quale facea consistere ogni sua dolcezza ed ogni beatitudine, pensò a sua discolpa scriverle una Ballata. E in questa Ballata, che nella Vita Nuova si vede, va L'innamorato e dolente Poeta facendo sue scuse, e dicendo, che se egli ha fatto viste di guardar cupidamente altra donna, non l'ha fatto che per ischermirsi da coloro, i quali indiscreti od invidi si studiavano di conoscere quello ch' egli volea a tutti celare, cioè il vero oggetto dell' amor suo. Questo essere anzi stato un accorto suggerimento d'Amore, ed ella avrebbe a ciò dovuto por mente, prima d'adirarglisi contro. Protesta che egli non ha mutato il core, nè mai lo muterà; che egli le ha sempre serbata fede, e la serberà mai sempre, dichiarandosele servo, e umilmente pregandola a perdonargli il suo fallo apparente:

« Ballata io vo' che tu ritrovi amore

E con lui vadi a Madonna davante,
Sicchè la scusa mia la qual tu cante,
Ragioni poi con lei lo mio Signore.....
Con dolce suono quando se'con lui,

Comincia este parole

Appresso ch' averai chiesta pietate.....
Amore è quei, che per vostra beltate,
Lo face, come vuol, vista cangiare:
Dunque, perchè gli fece altra guardare,
Pensatel voi, dacch' e' non mutò il core.
Dille: Madonna, lo suo core è stato
Con si fermata fede,

Ch' a voi servir lo pronta1 ogni pensiero :
Tosto fu vostro, e mai non s' è smagato. »

Lo incita, lo sprona.

2 Non è mai venuto meno, non s'è fatto minore.

« PreviousContinue »