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13. Autore. Della detta quistione si puote rispondere che l'operazione della virtude sia malagevole nel principio, poi agevole, e alla per fine molto dilettevole.

14. Gregorio sopra Ezechiele. La via di Dio alli cominciatori è stretta e alli perfetti (1) molto larga; e dure cose sono quelle che contra l'uso nell'animo propognamo; e si è lo peso di Dio lieve, poichè l'aremo incominciato a portare.

15. Jeronimo a Celanzia. Aspra e non soave la via di virtude ci ha fatto lo troppo usare de' vizj; onde se tu la rivolgi alla contraria parte, troverai la via della giustizia molto lieve.

16. Bernardo ad Eugenio libro primo. Prima ti parràe (2) alcuna cosa importabile; dopo alquanto tempo, se vi t'ausi (3) giudicherà la (4) non tanto ́grave, indi a poco sentirà la leggiere, indi a poco nolla sentirai, indi a poco molto ti diletterà.

17. Aristotile nel secondo dell'Etica. Segno di fermata (5) virtù dovemo prendere, quando l'uomo si diletta nell'operare; siccome chi dalle corporali dilettazioni (6) si parte e in questo si rallegra, questi è lo vero temperato.

18. Tullio nel quarto della nuova Rellorica. Ottima forma di vivere è da eleggere, e l'usanza la farà essere molto gioconda.

DISTINZIONE QUINTA.

Di cose rade e malagevoli.

1. Imperocchè virtù è cosa rada e in alcuno modo malagevole, secondo che detto è, per questa cagione,

(5) Ferma, costante.

(6) Il Manni: dalle ree corporali dilettazioni. Quel ree manca nel testo latino.

tibus, disserendum nunc de raris et difficilibus, et dicenda sunt tria.

2. Primo, quod omné rarum carum.

3. Secundo, quod difficile sit amabile.

4. Tertio de difficultate et raritate cognoscendi se.

Quod omne rarum carum.

1. Igitur omne rarum carum.

2. Primo Regum. Sermo Domini erat pretiosus. Glossa: idest rarus.

3. Ambrosius in sermone. Sicut solet generari ex assiduitate contemptus, sic accenditur ex ipsa raritate devolio.

4. Hieronymus, et est in Can. distinct. 93. Omne, quod rarum est, plus appetitur. Pulegium apud Indos pipere preliosius est.

5. Henrichectus. Omne, quod est crebrum, nimio vilescit in usu. Omne, quod est rarum, carius esse solet. Pulegio piper est generosum vilius Indis.

6. Zosimus Pontifex., distinct. 93. Rarum est quod magnum est.

7. Cyrillus sup. Luc. 4. Nemo propheta etc. Contemnuntur quodammodo semper, etiam optima quaecumque, quando non raro contingunt, sed suppetunt ad velle; familiaris elenim, quoniam semper praesto est, debita reverentia privatur a notis.

(1) Tenuta, stimata.

(2) Specie d'erba odorosa, detta più comunemente puleggio.

poichè avemo detto alquanto di virtù, diremo un poco di cose rade e malagevoli, e porremo tre capitoli. 2. Lo primo, che ogni cosa rada è di più cara.

3. Lo secondo, che ogni cosa, che è avuta (1) malagevole, è di più amata.

4. Lo terzo, della malagevolezza e radezza di conoscere sè medesimo.

CAP. I.SER

Che ogni cosa rada è di più cara.

1. Dico prima, che ogni cosa rada è di più cara. 2. Nel primo de' Re dice cosi: in quel tempo lo parlare di Dio era prezioso. Dice la chiosa: cioè a dire, era rado.

3. Ambruogio in sermone. Siccome per lunga conversazione si suole generare dispregio, così per la radezza s'accende riverenzia.

4. Jeronimo, ed è nel Decreto, Distinzione 93. Ogni cosa, che è rada, è di più disiderata. Lo poleggio (2) appo quelli d'India è più caro che 'l pepe.

5. Arrighello. Ogni cosa, che è spessa, diventa vile per molto uso. Ogni cosa, che è rada, suole essere più cara. Lo prezioso pepe appo quelli d'India è più villo (3) che 'l poleggio.

6. Zozimo Papa, Distinzione 93. Rada cosa è, qualunque grande è.

7. Cirillo sopra Luca, dove dice che niuno profeta è accello nella patria sua, dice così: Sono dispregiate quasi sempre eziandio le ottime cose, quando non rade vengono, ma halle (4) l'uomo a suo volere; onde lo molto famigliare, perchè è sempre presto, perde la riverenzia de' suoi conti (8).

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8. Cassiodorus epistol. lib. 8. In continuatione rerum magnum mentibus constat esse fastidium: dulcedo mellis, si assidue sumatur, horrescit. Serena ipsa quamvis magnopere desiderentur, jugiter adepta sordescunt.

9. Tullius de amicit. Omnia praeclara rara.

10. Idem in orat. Omnia desiderata magis, quam assidue percepta, delectant.

11. Valerius Max. lib. 2. Quidquid in excelso fastigio positum est, humili et trila consuetudine, quo sit venerabilius, vacuum esse convenit.

12. Primo libro digest. Ex conversatione aequali contemptus nascitur dignitatis.

13. Seneca 4. de natural. Ita a natura compositi sumus, ut nos quotidiana, eliamsi admiratione digna sint, transeant; contra minimarum rerum, si insolite prodierint, spectaculum dulce fiat.

14. Idem declamat. lib. 4. Quidquid insolitum est, etiam in turba notabile est.

15. Idem de benef. lib. pr. Quod voles gralum esse, rarum sit; sicut gregalia quoque poma, etiam post paucos dies itura in fastidium, delectant si provenere maturius.

16. Apulejus de Deo Socr. Parit conversatio contemplum, raritas admirationem conciliat.

Quod difficile sit amabile.

1. Sicut rarum carum, sic et difficile amabile.

(1) Diviene.

8. Cassiodoro, epistolarum libro octavo. Nel continovare delle cose s'ingenera fastidio: la dolcezza del mele a chi'l continua viene (1) dispiacevole. Lo tempo sereno, quantunque sia molto disiderato, se molto si continua, dispiace alle persone.

9. Tullio, de amicitia. Tutte cose molto nobili e preclaré sono molto rade.

10. Tullio nelle Orazioni. Tutte cose disiderate più dilettano che quelle che sono continuamente avute.

11. Valerio Massimo, libro secondo. Ciò che è in alto posto, acciocchè sia in più riverenzia, dee essere levato dalla vile e molto comune usanza.

12. Nel Digesto, libro primo. Per la conversazione iguale nasce dispregio della dignitade.

13. Seneca nel quarto de naturalibus. Noi semo cosi per natura composti, che le cotidiane cose, eziandio se sieno molto maravigliose, noi le lasciamo andare; e per contrario le picciole cose, se rade intervengono, ci dilettano di vedere.

14. Seneca, declamationum libro quarto. Ciò che disusato è, quello nella moltitudine notabile è.

15. Seneca, de' benefizj libro primo. Quello che tu vuogli (2) che grazioso sia, fa che sia rado; siccome eziandio i vili frutti, e che dopo pochi di verranno in fastidio, dilettano altrui, quando vengono molto primaticci. 16. Apulejo, de Deo Socratis. Conversazione partorisce dispregio, e radezza genera maravigliamento.

CAP. II.

Che le cose malagevoli sono più amale.

1. Siccome le cose rade sono care, così le malagevoli sono poi più amate.

(2) Vuoi.

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