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scritta in questa lingua. Orazio Lombardelli ne' Fonti Toscani: il maestro Bartolommeo in questa finissima operella è dolce, facile, puro, utile, schietto, semplice, soave, efficace e numeroso. Egidio Menagio dell'autore di essi: quel vago, bello, elegante ed erudito scrillore. Il Parini: queste gravi ed utili sentenze sono recate nella volgar lingua con uno stile breve, preciso, succoso ed energico, tutto proprio a servirci di modello non solamente per la purità della lingua, ma ancora per lo stile che si richiede a trattar certe materie di notabile grandezza ed importanza. Ma troppo si diffonderebbe il nostro ragionare, se il sentimento di tutti coloro, che dell'opera degli Ammaestramenti fanno parola, volessimo riferire, appellandola alcuni aureo libro, altri grazioso e mollo nominato, altri opera di robusta vaghezza e di candida toscana eloquenza; e chi una cosa, e chi l'altra.

G. G.

COMINCIA IL LIBRO DEGLI AMMAESTRAMENTI DEGLI ANTICHI, COMPILATO E FATTO E VOLGARIZZATO DAL SAVIO FRATE E MAE

STRO,

FRATE BARTOLOMMEO DA SAN CONCORDIO PISANO, DELL'ORDINE DE' FRATI PREDICATORI. AL NOBILE E SAVIO CAVALIERE MESSER GERI DEGLI SPINI DA FIRENZE.

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Sapientiam antiquorum exquiret sapiens.
Ecclesiastici XXIX.

1. Quoniam, ut ait Cassiodorus, humanus sensus, cum

alieno non sarcitur invento, cito potest attenuari de proprio, ideo sapientis est aliorum inventa diligenter investigare; quod plane nobis scriptura proponit, cum dicit: Sapientiam antiquorum exquiret sapiens; ac si aperte dicat, quod eo ipso sapienter agit qui antiquorum sapientiam sollicile quaerit. Verum quia felix antiquorum sapientia uno libello tota comprehendi non poterat, saltem per parles quaedam illorum documenta colligere in hoc Opusculo juxta propriae possibilitatis modulum cura fuit; hoc quidem ordine, quod primo ponuntur doctrinae circa ea, quae sunt a natura, cuiusmodi sunt natu

(1) Lo si scrive per regola ferma innanzi a quei nomi che cominciano da s precedente a lettera consonante, ma gli antichi l'adoperarono senz'alcuna distinzione con ogni sorta di voci.

(2) Nell'antica favella alle particelle se, benchè, che, ec. avanti a vocale si aggiunse il d per fuggir l'iato, e acquistar dolcezza di suono. Così adoperarono anche i Latini, come si ha da Plauto che disse med e ted per me e te. (3) Ristorato, risarcito, riparato.

Sapientiam antiquorum exquiret sapiens.
Ecclesiastici XXIX.

1.Siccome, dice Cassiodoro, lo (1) senno umano,

sed (2) egli non è aiutato e restaurato (3) per le cose trovate da altrui, tosto puote mancare del suo proprio, imperò (4) al savio s'appartiene ched e' non sia contento di suo senno (5), ma studi (6) diligentemente di cercare (7) l'altrui: la qual cosa c'insegna chiaramente la scrittura di sopra posta, che dice: sapientiam antiquorum exquiret sapiens; come se apertamente dicesse che molto saviamente fa chi la sapienzia (8) degli antichi sollicitamente cerca. Ma perchè la beata sapienzia degli antichi in uno piccolo libro non si potea comprendere tutta, almeno per parte (9), cioè alquanti loro

(4) Per ciò, per questo.
(5) Sapienza, sapere.
(6) Si studi, s'ingegni.
(7) Investigare.

(8) Sapienzia, potenzia, coscienzia, ec., alla forma latina, frequenti negli antichi e in uso tuttodì nel contado: ora sono più propriamente della poesia.0014 (2)

(9) In parte.

rales dispositiones; deinde circa ea, quae sunt ab operɩ tione nostra, ut virtutes el vitia; ultimo circa ea, quae sunt a fortuna, ul prospera et adversa. Sunt igitur in universo quatuor tractatus.

2. Primus de naturalibus dispositionibus.

3. Secundus de virtutibus.

4. Tertius de vitiis.

5. Quartus de fortunae rebus.

6. Tractatus primus duas habet distinctiones.

7. In prima agitur de naturalibus dispositionibus corporum.

8. In secunda de naturalibus dispositionibus animorum, 9. Circa dispositiones autem corporum tria dicendasuní. 10. Primo de corporis pulchritudine.

11. Secundo de fortitudine.

12. Tertio de sanitate.

De corporis pulchritudine.

1. Corporalis igitur pulchritudo vana utique est. 2. Proverbiorum ultimo. Fallax gratia et vana est pulchritudo.

Jual (1) Avemo, tenemo, semo, ec., era desinenza primitivase naturale presso gli antichi; oggi è dismessa.

(2) Procurato.

(3) II Manni e le altre edizioni: di raccogliere e met

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